Abulafia
Ottenere idee, suggerimenti, risposte, a partire da input casuali. Pensieri sparsi, riflessioni, spunti, politica, polemica, senza definizioni, senza punti di partenza o di arrivo. Solo un modo in più per non addormentarsi.
martedì 26 settembre 2017
mercoledì 1 giugno 2016
Bologna
è un posto sozzo
[il mondo
è un posto sozzo]
una città
perennemente coperta
da una patina
di sporcizia palpabile
da uno strato
sottile di unta vischiosità
[quante storie per qualche scritta sui
muri]
che si giustifica
con quell’aria da artista noncurante
che si
atteggia a sovrana della Cultura
remota eredità
dell’Università più Antica del Mondo
[e che mi dici degli anni ’70??]
o tutt’al più
retaggio sbiadito
vecchio di 40 anni
Bologna
è un posto
ambiguo
[il mondo
è un posto ambiguo]
un paesone provinciale
travestito
da metropoli
sovraffollata e snob
da spregiudicata
capitale del mondo
[ti riferisci a quelle innocue fighette
pacchiane?]
che si finge accogliente
e sincera
che si mostra
cosmopolita, aperta, ospitale
arricchita
sui milioni di studenti che riceve ringhiando
[sono loro che urlano in piena notte e
pisciano nel bel mezzo del centro]
e che
scappano appena possono
Bologna
è un posto
ostile
[il mondo
è un posto ostile]
che non ti
guarda, ma ti osserva di sottecchi
che non ti
accetta, ma ti giudica con un sogghigno altezzoso
che non ti
accoglie, ma finge di offrirti da bere (solo se poi paghi tu)
[ma che intendi? dici che sono tirchi??]
Bologna
è un posto
piccolo
[certo, nessuna pretesa di grande
metropoli infatti]
piccolo nel
senso di immaturo
piccolo nel
senso di timido
piccolo nel
senso di chiuso
perché non ha
imparato niente
perché non sa
dire né grazie né scusa
perché tutti
sono sboroni per mascherare l’inadeguatezza
ma sotto
sotto se la fanno nelle mutande
e sanno che
non ci arriveranno mai
Etichette:
Parole in verticale,
Pensieri di oggi
venerdì 27 maggio 2016
martedì 10 febbraio 2015
Senza veli
Domenica mattina.
O anche sabato.
O un giorno qualsiasi di ferie.
Orario imprecisato.
Il momento esatto, sottile e nebuloso in cui la tua coscienza ritorna a galla dal sonno.
Non ci sono filtri, maschere o sovrastrutture. Solo un’indefinita sensazione, la sensazione di esserci, mentre fino a un secondo prima non c’era niente.
È lì che non puoi mentire a te stesso.
O anche sabato.
O un giorno qualsiasi di ferie.
Orario imprecisato.
Il momento esatto, sottile e nebuloso in cui la tua coscienza ritorna a galla dal sonno.
Non ci sono filtri, maschere o sovrastrutture. Solo un’indefinita sensazione, la sensazione di esserci, mentre fino a un secondo prima non c’era niente.
È lì che non puoi mentire a te stesso.
martedì 25 novembre 2014
Per capirci

Dunque
per capirci.
La
realtà è quella che è.
Se
piove e cerchi di ripararti sotto un cornicione ti bagni lo stesso. E di base
ti incazzi il doppio, prima perché ti sei bagnato e poi perché hai camminato
scomodo a ridosso del muro.
Come
diceva qualcuno circa 2500 anni fa, se una freccia ti colpisce, sei un coglione
se ti incazzi, perché è come se ti colpissero due frecce: la prima quella vera,
e la seconda quella che ti sei tirato da solo con tutti i tuoi "perché
proprio a me, non ci voleva, che male questa freccia, come vorrei che la
freccia non mi avesse colpito, ..." e altre pippate mentali del genere.
Quindi,
la realtà è quella che è. Inutile perdere tempo a incazzarsi perché tanto non
cambia, anzi, è molto probabile che più ci pensi con quel tono di vittimismo,
più ti incazzi e più ci stai male.
Perfetto.
L’idea,
allora, è quella di accettarla, la realtà. Ma non solo accettarla e sotto sotto
sperare che cambi. Accettarla e abbracciarla, godercela fino in fondo. Tipo,
per tornare all’esempio di prima della pioggia “sta piovendo, ma non ci provo
neanche a passare sotto il cornicione. Mi bagno e vaffanculo. E mi godo pure la
sensazione di bagnarmi sotto la pioggia. Mi godo la cosa che è. La realtà,
appunto”.
Oppure
funziona al contrario? E tutto il pasticcio parte da te? Ossia, non è che la
realtà sia di per sé brutta o negativa, e il tuo incazzarti per cambiarla ne
sia la giusta conseguenza. Al contrario, tutto dipende da te: forse sei proprio tu che, a
forza di accanirti a cercare qualcosa, a furia di volere sempre qualcosa che guarda caso non è mai quella che hai o che sei, fai si che la tua realtà non ti
vada mai bene. Qualunque cosa sia.
Un
gran casino.
Quindi a questo punto, l’idea sarebbe smetterla di voler essere qualcosa o voler avere qualcosa di
diverso da quello che è. O forse ancora peggio. Smettere di volere essere o
avere qualcosa in assoluto. Smettere di sentirsi in contrasto con quello che
c’è, o smettere di sentirsi “un’altra cosa” rispetto a quella che è.
Il
meccanismo non partirebbe più dalla pioggia o dalla freccia che arriva, ma solo
da te. Non ti accaniresti più in questa specie di ricerca convulsa di
“qualcosa”, di cambiamento di te e delle cose, la smetteresti di fare casino, e
di girare come un pazzo su e giù per gli spazi del tuo cervello.
E
improvvisamente quello che è, cioè la realtà, diventerebbe perfetta.
martedì 11 novembre 2014
Il programma quotidiano
venerdì 14 febbraio 2014
I say you have to give up
And you open the door and you step inside
Where inside our hearts
Now imagine
That your pain is a white ball of healing light
That's right
Your pain,
The pain itself is a white ball of healing light
I don't think so
This is your life
Good to the last drop
It doesn't get any better than this
This is your life and its ending one minute at a time
This isn't a seminar
This isn't a weekend retreat
Where you are now You can't even imagine what the bottom will be like
Only after disaster can we be resurrected
Its only after you've lost everything that you are free to do anything
Nothing is static
Everything is evolving
Everything is falling apart
This is your life
It doesn't get any better than this
This is your life
And its ending one minute at a time
You are not a beautiful and unique snowflake
You are the same decaying organic matter as everything else
We are all part of the same compost heap
We are the all singing, all dancing crap of the world
You are not your bank
account
You are not the clothes you
wear
You are not the contents of
your wallet
You are not your bowel
cancer
You are not your grand
latte
You are not the car you
drive
You are not your fucking
khakis
You have to give up
You have to give up
You have to realise that someday you will die
Until you know that, you are useless
I say never let me be
complete
I say may I never be
content
I say deliver me from
Swedish furniture
I say deliver me from
clever art
I say deliver me from clear
skin and perfect teeth
I say you have to give up
I say evolve, and let the
chips fall where they may
This is your life
Doesn't get any better than this
This is your life
And its ending one minute at a time
You have to give up
You have to give up
I want you to hit me as hard as you can
I want you to hit me as hard as you can
Welcome to Fight Club
If this is your first night, you have to fight

martedì 21 gennaio 2014
giovedì 24 ottobre 2013
venerdì 30 agosto 2013
Infiniti attimi di equilibrio.
Microequilibrio.
Attenzione: non è un
elettroencefalogramma piatto.
E' la concentrazione all'ennesima
potenza.
potenza.
venerdì 14 settembre 2012
lunedì 3 settembre 2012
Cambio pianeta
Sono
Contenta
Sono
Mostruosa?
Sono
Euforica
Sono
Viziata?
Sono
Eccitata
Sono
Schifosa?
Sono
Allegra
Sono
Spietata?
Contenta
Sono
Mostruosa?
Sono
Euforica
Sono
Viziata?
Sono
Eccitata
Sono
Schifosa?
Sono
Allegra
Sono
Spietata?
mercoledì 15 agosto 2012
Un esperimento simpatico
mercoledì 14 marzo 2012
lunedì 23 gennaio 2012
Ancora in fase riassuntiva
La prima cosa è stata una sensazione, sempre più netta. Poi i dubbi. La sensazione riguardava il presente, i dubbi il futuro.
Lentamente, ma distintamente, la sensazione è diventata una cosa fisica. Una specie di formicolio diffuso. Un formicolio latente ma netto e riconoscibile.
Evidentemente il formicolio ha iniziato a emanare al di fuori del corpo. Ed è diventato percepibile. Infatti qualcuno l’ha percepito, e se ne è occupato.
A quel punto il formicolio è diventato una risata. Una risata incontrollata, fuori contesto, completamente estraniata dalla realtà. Una risata così potente da sovrastare il resto, così necessaria da cancellare il mondo vero. Una risata mentale, spirituale, fisica, sensoriale. Una risata incontenibile, spregiudicata, libera, irrefrenabile, quasi sguaiata. Una risata che stava diventando indispensabile.
La risata, nella sua corsa sfrenata, ha generato visioni, confermato necessità, ha liberato l’energia.
Poi, quasi di colpo, la risata si è soffocata e a quel punto è diventata una specie di sguardo muto.
Uno sguardo muto, ma non silenzioso. Muto perché deve pensare, concentrarsi e guardare. Uno sguardo tremendamente concentrato su se stesso per riuscire a fare una sintesi. Uno sguardo che parla senza dire nulla, comunicando la tensione di ogni muscolo e nervo che cercano di districarsi e ricapitolare. Uno sguardo all'erta, pronto a distinguere le sensazioni vere da quelle indotte. Uno sguardo freddo e distaccato per interpretare ogni più piccolo segnale, captare i messaggi e decodificarli in modo corretto.
La risata era una specie di droga sintetica ad altissimo impatto allucinogeno, che non lascia altro in eredità se non una paio di neuroni morti?
O la sua dirompente energia ha davvero risvegliato qualche forza sepolta dando inizio a un ciclo catartico in modo ineludibile?
Cosa è davvero reale? Il salto nel buoi rappresenta una forzatura innaturale? Inutile rimasuglio delle allucinazioni indotte dalla risata? O non è altro che il naturale manifestarsi del processo rigenerante che si è messo in moto ormai inesorabilmente?
O la sua dirompente energia ha davvero risvegliato qualche forza sepolta dando inizio a un ciclo catartico in modo ineludibile?
Cosa è davvero reale? Il salto nel buoi rappresenta una forzatura innaturale? Inutile rimasuglio delle allucinazioni indotte dalla risata? O non è altro che il naturale manifestarsi del processo rigenerante che si è messo in moto ormai inesorabilmente?
Iscriviti a:
Post (Atom)